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Toilet Training e Autismo: Guida Pratica ABA in 5 Passi per Togliere il Pannolino Senza Stress

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"Non vuole proprio sedersi sul WC e scappa terrorizzato." È una delle richieste d'aiuto più frequenti che ricevo dai genitori. Togliere il pannolino ad un bambino autistico può sembrare un'impresa impossibile se si usano i metodi tradizionali basati solo sulla comunicazione verbale. Da padre conosco la fatica e la frustrazione di questi momenti; da terapista ABA ti assicuro che il problema non è la mancanza di volontà di tuo figlio, ma la mancanza di un protocollo visivo strutturato . In questa guida vediamo come impostare il Toilet Training passo dopo passo con le strategie dell'Analisi del Comportamento Applicata. Come capire se tuo figlio è davvero pronto Prima di togliere il pannolino, è fondamentale verificare la presenza di alcuni requisiti di base per evitare fallimenti e frustrazioni inutili: 1. Tenuta fisica: riesce a rimanere asciutto per almeno 1,5 - 2 ore consecutive? 2. Fastidio per il pannolino sporco: mostra segn...

Ecolalia: perché mio figlio ripete parole e frasi (e cosa significa)

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Gli chiedi: "Vuoi l'acqua?" e lui ti risponde: "Vuoi l'acqua?". Oppure ripete la stessa battuta del cartone animato cento volte al giorno, con la stessa identica intonazione. E tu ti chiedi: ha capito? È un problema? Devo farlo smettere? Sono Andrea De Rosa, terapista ABA certificato e papà di Lorenzo. Quello che stai osservando ha un nome — ecolalia — ed è una delle cose più fraintese dell'autismo. Voglio dirti subito la cosa più importante, perché cambia tutto il modo in cui la guardi: l'ecolalia non è un difetto da cancellare. Molto spesso è comunicazione. Cos'è l'ecolalia Ecolalia significa ripetere parole o frasi ascoltate. Ne esistono due tipi, ed è utile riconoscerli: Ecolalia immediata: il bambino ripete subito ciò che ha appena sentito. Gli chiedi "Come ti chiami?" e lui ripete "Come ti chiami?". Ecolalia differita: ripete più tardi frasi sentite prima — battute dei cartoni, pubblicità, frasi di ...

Quando tuo figlio è aggressivo: morsi, calci, testate — perché succede e cosa fare

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Ti ha morso. O ti ha dato un calcio, o una testata che ti ha lasciato senza fiato. Magari è successo davanti ad altri. E adesso hai il segno sul braccio, gli occhi che bruciano, e dentro un misto di cose che non osi dire ad alta voce: dolore, vergogna, e una paura sottile — "adesso è piccolo, ma quando sarà grande?". Sono Andrea De Rosa, terapista ABA certificato e papà di Lorenzo. Questo è uno degli argomenti di cui i genitori parlano meno, perché fa male e mette vergogna. Ma è più comune di quanto immagini, e — soprattutto — si può capire e affrontare . Partiamo da qui. Prima di tutto: non sei un cattivo genitore, e lui non è "cattivo" So che in quei momenti una vocina ti sussurra che hai sbagliato qualcosa, o che tuo figlio è "aggressivo di carattere". Nessuna delle due cose è vera. L'aggressività, nell'autismo, quasi mai è cattiveria o volontà di farti del male. È il segnale che qualcosa, dentro, è diventato ingestibile — e che tuo f...

Scuola iniziata e manca l'insegnante di sostegno: è normale? Cosa fare

Mancano pochi giorni al primo giorno di scuola. Hai passato mesi a portare documenti in segreteria — certificazioni, verbali, diagnosi. All'assemblea di classe chiedi chi sarà l'insegnante di sostegno di tuo figlio. E ti rispondono: "Non è ancora stato assegnato." Ti si gela il sangue. Tuo figlio inizia martedì. E il sostegno non c'è. Ti chiedi se stai esagerando a essere così arrabbiato, o se è davvero grave come ti sembra. Sono Andrea De Rosa, terapista ABA certificato e papà di Lorenzo. Ti rispondo subito, senza giri di parole: no, non stai esagerando. E sì, purtroppo, è una situazione comunissima. Sono due cose vere insieme, ed è proprio qui che devi capire come muoverti. È normale? Sì e no — e la differenza è tutto Ti dico la verità scomoda: dal punto di vista amministrativo succede continuamente. Ogni settembre migliaia di famiglie si trovano nella tua identica situazione. In questo senso, è "normale". Ma "capita spesso" ...

Il GLO spiegato ai genitori: cos'è, chi partecipa, come farti valere

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Ti arriva la convocazione per il "GLO". Tre lettere, nessuna spiegazione, e la sensazione di essere chiamato a un incontro dove tutti sanno di cosa si parla tranne te. Cinque insegnanti, il dirigente, qualcuno dell'ASL — e tu, con l'impressione di dover solo ascoltare e firmare in fondo. Sono Andrea De Rosa, terapista ABA certificato e papà di Lorenzo. Voglio dirti subito la cosa che cambia tutto il resto: al GLO tu non sei un ospite. Sei un membro a pieno titolo , con lo stesso diritto di parola di chiunque altro sieda a quel tavolo. Questa guida serve a farti arrivare a quell'incontro sapendo cos'è, chi c'è, cosa si decide e — soprattutto — come far valere la tua voce. Cos'è il GLO, in parole semplici GLO sta per Gruppo di Lavoro Operativo per l'inclusione . È il gruppo di persone che si riunisce attorno a tuo figlio in particolare : ce n'è uno per ogni alunno con disabilità certificata. Non è un organo generico della scuola, è il ...

Fare amicizia: come aiutare tuo figlio autistico nelle relazioni con i coetanei

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"Non ha amici." È una delle frasi che sento più spesso dai genitori, e dietro c'è spesso una preoccupazione profonda — non solo per oggi, ma per il futuro. L'amicizia per un bambino autistico non nasce sempre allo stesso modo di quella dei coetanei, ma questo non significa che non possa nascere affatto. Perché l'amicizia può essere più difficile Una delle caratteristiche centrali dell'autismo riguarda proprio la difficoltà a sviluppare e mantenere relazioni tra pari — non per mancanza di desiderio di connessione, ma per differenze nel modo di leggere segnali sociali, linguaggio del corpo, sfumature della conversazione che i bambini neurotipici imparano quasi senza sforzo. C'è anche una differenza di fondo nel concetto stesso di amicizia: molti bambini neurotipici la definiscono in base a interessi condivisi e tempo passato insieme in modo spontaneo. Per un bambino autistico, l'idea di amicizia può essere più concreta, più legata a un'atti...

Nido e disabilità: il sostegno è garantito? Cosa dice davvero la legge

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"Mio figlio ha la Legge 104 con connotazione di gravità. Al nido mi dicono che l'insegnante di sostegno non ci sarà, perché la classe non ha il numero massimo di bambini." È una domanda che leggo spesso nei gruppi di genitori — e la confusione dietro è più che comprensibile: le regole del nido sono diverse da quelle della scuola, e quasi nessuno lo spiega chiaramente. Sono Andrea De Rosa, terapista e papà di Lorenzo, un bambino Autistico. Il punto chiave: il nido non è "scuola" Questa è la cosa più importante da capire, ed è quella che genera più confusione. La scuola (dall'infanzia in su) è un servizio statale , con regole uniformi su tutto il territorio nazionale: il sostegno scolastico che conosciamo — l'insegnante specializzato, il PEI nel senso "scolastico", le ore assegnate dall'Ufficio Scolastico — segue il Decreto Legislativo 66/2017 e i decreti collegati. Il nido (0-3 anni) è invece un servizio socio-educativo comunale . Non...