Crisi comportamentali nell'autismo: cosa fare, prima, durante e dopo
Succede in pochi secondi: un "no", un cambio di programma, un rumore di troppo, e tuo figlio passa dalla calma alle urla, al pianto, a gettarsi a terra. Tu resti lì, magari in mezzo a un supermercato, senza sapere cosa fare. Se ti è capitato, voglio dirti subito una cosa: non sei un cattivo genitore e non stai sbagliando tutto. Le crisi comportamentali sono tra le difficoltà più comuni delle famiglie con bambini autistici, e si può imparare a gestirle meglio.
Cos'è una crisi comportamentale (e cosa non è)
Una crisi non è un capriccio. Un capriccio ha uno scopo e si ferma quando lo ottiene; una crisi spesso è un sovraccarico: troppi stimoli, troppa fatica, una richiesta che non riesce a comunicare. Non è "cattiveria" e non è colpa tua. Per questo, rispondere con punizioni o urlando di più di solito peggiora le cose.
Il primo passo: capire a cosa "serve" il comportamento
Nell'ABA ogni comportamento viene letto attraverso la sua funzione. Le funzioni più comuni sono quattro:
- Evitare qualcosa che è troppo difficile, noioso o fastidioso.
- Ottenere un oggetto o un'attività (la tv, un gioco, un cibo).
- Ottenere attenzione da un adulto.
- Regolare le sensazioni: rumore, luce, stanchezza, fame, dolore.
Per capirlo si usa uno strumento semplicissimo, la scheda ABC: scrivi cosa è successo prima (Antecedente), cosa ha fatto (Comportamento), cosa è successo dopo (Conseguenza). Bastano poche parole, subito dopo l'episodio. Dopo dieci o quindici righe iniziano a comparire degli schemi: gli stessi momenti, gli stessi luoghi, le stesse richieste.
Prevenire è meglio che gestire
La maggior parte del lavoro si fa prima della crisi, cambiando ciò che succede prima:
- Agenda visiva: con immagini o foto, mostra cosa succede durante la giornata, così i cambi non sono una sorpresa.
- Prima-poi: "prima pigiama, poi libro", con due card e sempre le stesse parole.
- Avvisi prima dei cambi: "tra cinque minuti finiamo", poi "due minuti", poi "finito".
- Scelte: due opzioni invece di un ordine. Dare un po' di controllo riduce molte opposizioni.
Durante la crisi: poche regole
- Prima di tutto la sicurezza: allontana ciò che può far male.
- Poche parole, voce calma, niente discorsi e niente richieste in quel momento.
- Non è il momento di insegnare: resta vicino e aspetta che passi.
- Dopo, quando è tranquillo, riprendi con una cosa facile e poi annota l'episodio.
Insegnare un'alternativa
Se un bambino non ha un modo migliore per dire "è troppo", userà la crisi. Per questo si insegna una comunicazione alternativa: una card PAUSA, una card AIUTO, un gesto. Si insegna a freddo, in un momento tranquillo; ogni volta che la usa succede subito qualcosa di piacevole, così impara che chiedere conviene. È una delle pratiche che la ricerca riconosce come basate su evidenza (NCAEP, 2020).
Un limite onesto
Gli strumenti di questo tipo aiutano molte famiglie, ma nessun materiale può garantire risultati: ogni bambino è diverso. Se i comportamenti sono pericolosi per lui o per gli altri, o molto frequenti, serve il sostegno di un professionista. Quello che trovi qui è uno strumento educativo di supporto, non una terapia.
Tutto in un piano di 14 giorni
Ho messo tutto questo in un programma pensato per genitori: "Gestire le Crisi Comportamentali". È un percorso di 14 giorni, un passo al giorno, con 49 pagine, schede ABC da stampare, agenda visiva, card prima-poi, card per la pausa, termometro delle emozioni, piano di sicurezza, scheda per nonni e insegnanti, lettera modello per la scuola e video guida. Lo scrivo da terapista ABA, ma soprattutto da papà di un bambino autistico: so cosa significa trovarsi lì e non sapere cosa fare.
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